Il tuo antivirus è bravissimo a fermare i file infetti. Ma nessun file infetto ti ha mai chiesto le credenziali della banca: quello lo fa un SMS che sembra di Poste, un link che sembra dell'Agenzia delle Entrate, un dominio che sembra il tuo istituto e ha una lettera al posto giusto.
CetrAI è il pezzo che manca. Sta accanto a Windows Defender, non al suo posto.
E non è un'app a cui chiedere se un messaggio è una truffa. È quella che guarda al posto tuo, e quando trova qualcosa la sistema invece di segnalartela.
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Windows 10 o successivo, 64 bit, diritti di amministratore. Un solo file, nessuna dipendenza da installare prima: il runtime viaggia dentro.
Al primo avvio Windows mostrerà l'avviso di SmartScreen perché il pacchetto non ha ancora un certificato EV → Ulteriori informazioni → Esegui comunque. Al termine il cruscotto si apre da solo e l'icona compare nell'area di notifica. Non ti viene chiesto niente.
Questa è la cosa che rende CetrAI diverso, ed è una scelta scritta nel codice prima ancora che nel marketing.
Chi installa un antivirus non vuole diventare un tecnico. Preme un pulsante e il computer deve risultare pulito — non deve ricevere un elenco di cose da decidere, da verificare, da sistemare.
| 🚫 Niente compiti a casa | Un risultato «da verificare» che nessuno verificherà è peggio di nessun risultato |
| ⚡ Agire, non elencare | Trovata una truffa nella cronologia, la blocca. Non chiede il permesso di bloccarla |
| 🔘 Niente pulsanti che falliscono | Se una cosa non può riuscire, non te la offre: te lo spiega e ti porta dove puoi farla |
| ⌨️ Niente riga di comando | Se una cosa si può fare solo da terminale, per te non esiste |
| ❓ Ogni domanda va giustificata | Ti chiede solo l'irreversibile: il consenso all'installazione e il ripristino dei file |
- Indirizzi: 17 segnali diversi su ogni link — marchi imitati, domini appena registrati, sottodomini che nascondono la destinazione, alfabeti misti, suffissi usa-e-getta, percorsi da pagina di accesso
- Messaggi: incolla un SMS, una PEC, un'email. Legge italiano, inglese, spagnolo, francese,
portoghese e tedesco e riconosce con 8 segnali fretta artificiale, minacce di blocco,
richieste di credenziali, esche di denaro, IBAN. E legge anche il link che il messaggio porta
dentro, che è quasi sempre l'arma vera — anche quando è scritto nudo, senza
http, come lo scrive chi truffa un ragazzino - Domini che imitano:
intesa-sanpaolo-verifica.icunon passa. E nemmeno le imitazioni scritte con caratteri che l'occhio non distingue — uno zero al posto di una o, unaаcirillica
I Robux e i V-Bucks «gratis», il generatore che non esiste, l'amico che chiede la password dell'account, il «non dirlo ai tuoi». Sette casi scritti a mano su sette, con otto messaggi veri che usano le stesse parole — un amico che regala davvero una skin, l'avviso antitruffa di Roblox: zero accusati. La riservatezza non basta a far scattare niente da sola, perché la stessa frase la scrive un genitore che nasconde un regalo.
Il catalogo dei marchi non è stato scritto a memoria. È stato costruito leggendo trenta settimane di riepiloghi CERT-AgID, che pubblicano ogni settimana quali marchi vengono usati davvero nelle campagne contro l'Italia.
Da lì sono entrati BNL, Inbank, Klarna, SumUp, Autostrade, Subito — e soprattutto SEND, la piattaforma di notifiche della Pubblica Amministrazione, che è metà dell'argomento «Multe»: il tema più frequente delle campagne italiane, ventinove in una settimana sola.
Nel vocabolario delle esche sono entrate le parole di quel tema: multa, sanzione, verbale, contravvenzione, giacenza, dogana. Compaiono in zero domini legittimi su un milione.
- Dalla tua navigazione: riconosce l'imitazione di una banca brasiliana senza averne mai sentito parlare, perché sa che tu la usi. La lista giusta per ciascuno è quella che ciascuno si scrive da solo, navigando
- Dalle risposte già pagate: una forma di caso che l'analisi approfondita ha deciso tre volte allo stesso modo viene decisa qui, offline, in microsecondi e gratis. Più lo usi, meno costa
- Dalle altre installazioni — costruito, provato, e spento nel pacchetto: due computer nella stessa casa incontrano la stessa campagna due volte e la pagano due volte. Il giro completo è stato eseguito, client vero contro backend vero: due installazioni concordano su una forma, la terza la riceve e la adotta. Sul filo passerebbe solo una fascia di punteggio e un elenco di sigle. È spento perché non esiste ancora un indirizzo pubblico a cui parlare, e la schermata di consenso non viene nemmeno compilata: la domanda si fa quando esiste una risposta
La frode che oggi costa di più in Italia non porta nessun virus: una telefonata, qualcuno che dice di essere la banca, e sei tu a installare il programma di controllo remoto. Software legittimo, firmato, che ogni antivirus lascia passare — giustamente, perché non è un virus. Non c'è niente da trovare per uno scanner di file.
CetrAI guarda un'altra cosa: quando quel programma è arrivato sul computer. Chi lo usa per lavoro l'ha installato mesi fa. Chi sta per essere derubato l'ha installato durante la telefonata che è ancora in corso. Nei secondi prima che lo sconosciuto entri, ti dice l'unica frase che nessuno ti sta dicendo: nessuna banca chiede di installare questi programmi.
Esistono programmi che aspettano un IBAN negli appunti e lo sostituiscono un istante prima che tu lo incolli. Funziona perché nessuno rilegge ventisette caratteri che ha appena copiato, e perché quando il bonifico è partito non c'è niente da annullare.
A tradirli non è il secondo IBAN — puoi legittimamente copiarne due — ma la velocità: un programma deve vincere la corsa contro l'incolla, e sostituisce in millisecondi. Quello lo vediamo.
- Rilevamento comportamentale: guarda come si comportano i programmi con i tuoi file, non che aspetto hanno
- Copie automatiche delle cartelle personali, tenute fuori dalla portata di chi cifra
- Ripristino a un clic: il prodotto sceglie da sé l'ultima copia certamente intatta — quella presa prima dell'inizio dell'attacco
- Attribuzione del processo e congelamento: chi sta scrivendo viene individuato e fermato
Su cosa è stato provato, per non lasciarlo capire a metà: un attacco inscenato di 120 file, fermato al quinto, con una finestra di rilevamento di due minuti. La prova su un campione di ransomware vero è ancora da fare, ed è scritta fra le cose da fare nella pagina dello stato.
Estensione per Chrome, Edge e Firefox, Manifest V3, con un filtro di riservatezza che toglie query e frammenti prima ancora che l'indirizzo lasci la pagina: la sessione non esce, mai.
Non è ancora negli store, quindi oggi non puoi installarla: la pubblicazione è fra le cose da fare. Le capacità che vivono dentro di lei — fra cui il blocco della finestra a schermo intero «chiama questo numero» — arrivano quando arriva lei. Quello che protegge la navigazione adesso è la lettura della cronologia dei tre browser, che gira nel servizio e non ha bisogno di estensioni.
Controllo ogni 24 ore, installazione silenziosa, nessun pulsante: una correzione che aspetta un clic è una correzione non installata.
Quello che scarica lo rifiuta se non porta la nostra firma. HTTPS dimostra chi ha servito il file, non chi lo ha scritto: il manifesto è firmato con una chiave che non sta su nessun server, e il prodotto porta solo la metà pubblica. Rifiuta anche una versione più vecchia della propria.
Defender conosce il proprio stato ma non lo dice a nessuno. CetrAI glielo chiede e te lo mostra in una schermata sola: antivirus, protezione in tempo reale, monitoraggio comportamenti, controllo download, protezione cartelle, protezione da manomissione, età delle firme, ultima scansione.
Misurati su dati che non abbiamo scritto noi — il milione di siti più visitati al mondo, elenchi di phishing veri, corpora di messaggi già etichettati da altri.
| Falsi allarmi su 1.000.000 di siti reali | 0,032% — uno su tremila |
| Conversazioni normali (4.827 messaggi veri) accusate per sbaglio | 0 |
| Phishing riconosciuto dove il catalogo conosce il marchio | 86,4% |
| Phishing riconosciuto dove non lo conosce | 1,6% |
| Test automatici che girano a ogni build | 1.115 |
| Tempo per verdetto | 0,041 ms — 17.700 al secondo su un thread |
| Memoria per verdetto | 4,7 KB |
| Memoria del servizio | 18-20 MB all'avvio |
Le due righe sul phishing vanno lette insieme, ed è il motivo per cui la seconda è pubblicata. Un motore a regole non degrada fuori dalla conoscenza che ha: si azzera, e sullo schermo è indistinguibile da «tutto a posto». L'1,6% è il tetto vero del prodotto dove il marchio imitato non è in catalogo, e si alza in un modo solo — allargando il catalogo. Chi pubblica solo l'86,4% sta pubblicando la media di un corpus, non una capacità.
Un falso allarme su tremila siti veri è il numero che conta più di tutti gli altri: un prodotto che grida su un sito legittimo insegna a ignorarlo, e da lì in poi non protegge più nessuno.
Il servizio è leggero per costruzione, non per fortuna: il pacchetto non viene nemmeno creato se il servizio supera i 24 MB all'avvio, e i test falliscono se un verdetto supera gli 8 KB.
Gli assistenti anti-truffa usciti negli ultimi anni fanno tutti la stessa cosa: apri l'app, incolli il messaggio, ricevi un parere. Funzionano — quando ti ricordi di aprirli, e su quello che avevi già deciso di controllare.
Ma la truffa che ti frega non è quella che hai messo in dubbio. È quella che hai creduto.
| L'assistente che ti dà un parere | CetrAI | |
|---|---|---|
| Devi ricordarti di usarlo | sì: apri, incolli, aspetti | no: guarda da sé cronologia, file e indirizzi |
| Cosa ottieni | un giudizio | una cosa fatta — il dominio bloccato, il processo fermato |
| Il messaggio | esce dal tuo computer | le regole girano qui; esce al massimo una fascia di punteggio |
| Se qualcuno ti cifra i file | non c'entra niente | copie automatiche e ripristino a un clic |
| Il catalogo dei marchi | globale | trenta settimane di CERT-AgID, costruito per l'Italia |
| I falsi allarmi | non pubblicati | 0,032% su un milione di siti veri, e te lo rifai da solo |
| Cosa sa di te | quello che gli mandi | le tue abitudini di navigazione, e restano sul tuo disco |
Le ultime due righe sono quelle che contano davvero.
Un antitruffa che grida sul sito della tua banca ti ha già perso. Da lì in poi la persona clicca «ignora» per riflesso, e il prodotto non protegge più niente. Per questo il numero pubblicato qui non è la percentuale di truffe riconosciute ma quella di volte in cui ha sbagliato su un sito vero — ed è misurato sul milione di siti più visitati al mondo, che non abbiamo scelto noi.
E impara la lista giusta per te, non per tutti. Riconosce l'imitazione di una banca brasiliana senza averne mai sentito parlare, perché sa che tu la usi. Un catalogo globale non può contenere la banca di ciascuno; la tua navigazione sì, e non lascia il tuo computer per farlo.
Ferma il ransomware e ti ridà i file. Non è una funzione a parte: è la stessa idea. Trovato l'attacco, sceglie da sé l'ultima copia certamente intatta — quella prima dell'inizio — e la rimette. Non ti chiede quale.
È verificabile. Ogni numero di questa pagina si rifà con un comando su dati pubblici. Non c'è una cifra qui che non abbia dietro una misura eseguibile.
Ti spiega perché. Ogni verdetto arriva con i motivi in italiano, non con un punteggio e basta.
Non ti chiude fuori dai tuoi file. Non cifra niente, non nasconde niente, non decide al posto tuo.
A un clic dal nome del prodotto c'è la finestra «cosa fa»: diciotto capacità in sei gruppi, una riga ciascuna. In fondo, nella stessa finestra, ci sono i limiti — perché la persona che ne ha più bisogno è quella che crede di aver comprato un antivirus e quindi smette di stare attenta.
- Non è un antivirus e non sostituisce quello di Windows: gli sta accanto
- Non riconosce ogni truffa, e nessuno lo fa
- Non ferma chi è già amministratore del computer
- Non ti difende da un avversario che ha scelto proprio te: è fatto contro chi manda un milione di messaggi perché mille persone abbocchino
CetrAI-0.1.5629-x64.msi
SHA-256 F2E4E37695F50D694AC3623B33E3CC724499D43264ADEB9B1C0ABCD21F15221A
Get-FileHash .\CetrAI-0.1.5629-x64.msi -Algorithm SHA256La stessa impronta è dentro aggiornamento.json allegato alla release, firmato: è quella che il
prodotto legge da releases/latest/download/ e controlla da sé prima di installare qualunque cosa.
⚠️ Il fileaggiornamento.jsonche sta nella radice di questo repository è un residuo della versione 0.1.5347, di quando il prodotto si chiamava ancora AIDefender: porta un'altra impronta e non è quello che il prodotto legge. Confronta sempre con l'allegato della release.
- Incolla un messaggio di truffa nel cruscotto — e poi uno legittimo che gli somiglia, un sollecito di pagamento vero, un avviso di giacenza vero. È tarato per non gridare su quelli
- Prova un indirizzo che imita un marchio:
intesa-sanpaolo-verifica.icu, e poi quello vero - Riavvia il computer: il servizio riparte da solo entro un minuto
- Un secondo account Windows sulla stessa macchina: cronologia, correzioni e ripristino vedono solo il proprio profilo
Difetti, falsi allarmi e osservazioni: aprite una Issue. Un falso allarme su un sito legittimo è la segnalazione più utile che esista per questo prodotto.
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